|
Il millenovecento:
l'economia marinara
Agli
inizi del millenovecento sulla spiaggia gira la
ruota degli artigiani di cordame; ai piedi del
colle lo scalpello dei tagliatori di pietra manda
un'eco lontana.
Campi di grano e filari di vite percorrono ancora
il paesaggio, tuttavia alla foce del torrente
Tavollo, da sempre confine tra Marche e Romagna,
si verifica, anche per l'influenza della vicina
Cattolica un certo aumento dell'attività
marinara.
La struttura portuale assai
precaria, si limita a palizzate in legno lungo
gli argini del fiume.
Vi trovano riparo i pescatori di vongole con le
loro modeste imbarcazioni spinte a remi e le più
pittoresche "paranze" barche a vela
per la pesca a strascico.
Più
tardi, con l'ampliamento del porto e la costruzione
di banchine in cemento è possibile l'attracco
di grosse imbarcazioni per il commercio con i
porti dei Balcani; si trasporta in prevalenza
sabbia ed altro materiale edile importando legname
in genere per uso domestico.
E' di questo periodo l'affermarsi
di piccoli ma fiorenti cantieri per la costruzione
di pescherecci, grazie anche alla crescente diffusione
del motore marino. Nel 1939 la popolazione residente
è di 1790 abitanti.
E' una fase in cui la pesca alla sarda domina
l'attività marinara: la partenza del tardo
pomeriggio in un susseguirsi di imbarcazioni verso
il mare aperto ha le forme ed i colori di uno
spettacolo ormai perduto.
Il pescato viene venduto in parte direttamente
sulla banchina mediante vendita all'asta, in parte
avviato alle industrie conserviere della zona.
Parallelamente all'evolversi delle tecniche di
pesca e all'influenza che il settore turistico
va ormai esercitando, il numero degli addetti
diminuisce sensibilmente.
Tuttavia ancora oggil'attività marinara,
condotta con criteri efficienti e moderni, conserva
un ruolo importante nell'economia del paese. |